6 luglio 2017

Luis Garcìa-Araus e Javier Garcìa Yague, hanno scritto il loro testo poco tempo prima che esplodesse il movimento degli Indignados, mettendolo in scena per la prima volta nel 2008; Caterina Bernardi, Angelica Bifano, Jacopo Bottani, Federica Di Cesare, Massimiliano Di Corato, Gilberto Innocenti, Clara Roberta Mori, Davide Pachera, Stefano Pettenella e Miriam Russo del “collettivo Amalgama” ripropongono “Ribellioni possibili” nel 2017, a distanza di quasi 10 anni, al Venice Open Stage per il secondo appuntamento della rassegna Off.

 

Si parla di ricerca della felicità, in qualche modo, di come anche nella più minuscola situazione un essere umano possa rimboccarsi le maniche e lottare e operare per il proprio benessere, senza accomodarsi al triste travolgimento degli eventi che lo piega ad una vita indolente e poco soddisfacente.

In scena Garcia, uomo comune impegnato ad intentare una causa contro una compagnia telefonica per una cifra di 28 centesimi, dai più considerato ridicolo e illuso, minacciato dai datori di lavoro di essere licenziato per quanto tempo investe in questa “stupida” lotta, da Carmen, segretaria del capo di Garcia, invece preso ad esempio.

 

Loro ne fanno una questione di principio, è questa norma che ispira il cambiamento, come Carmen anche Luis si fa influenzare dalla forza della decisione di arrivare fino in fondo di Garcia, cercando in tutti i modi di apostatare, venendo schernito dal parroco e dai benpensanti.

 

Ci si sofferma su ciò che “pensano gli altri” e su come Garcia non si pieghi all’opinione comune ma lotti ancora per se stesso.

 

Sono storie di vita quotidiana. Petra, una madre disperata per la condizione fisica della figlia, tenta di salvarla portandola da medici incompetenti che non hanno orecchie per ascoltarla, si ingegna e si dispera. Carmen non riesce a farsi mettere a posto la casa, dopo mille chiamate e interminabili discussioni con periti e vicini di casa; Garcia diventa il principio, la base, l’origine, la ricezione dei singoli è però chiaramente deformata e tutto ciò gli si rivolta contro.

 

Una commedia dai toni grotteschi che devia Garcia nella tragicomica situazione di venire ricercato proprio perché ispiratore di piccole rivolte personali, ma lo scherno continua poiché la massa informe che è la gente, comincia ad attuare dei piccoli scandali in tutta la città nel nome di “Garcia”.

 

Nemmeno quando si costituisce viene preso sul serio poiché considerato l’ennesimo Garcia.

 

Una commedia divertente che attraversa i temi più disparati, il grottesco si fa attualità, la presa di posizione del singolo contro la triste collettività ridotta a gregge di pecorelle.

 

La prova che essere presi sul serio è una questione personale e non implica la comprensione dell’altro.

 

la situazione che ne deriva è impregnata da sensazioni paradossali, comiche e innaturali, questo però in un’ambientazione che richiama la vita di tutti i giorni, razionale, logica e naturale.

 

Pian della Tortilla, John Steinbeck

 

“Questa è la storia di Danny, degli amici di Danny e della casa di Danny. E’ la storia di come queste tre cose diventarono una sola. A Pian della Tortilla, parlare della casa di Danny non significa parlare d’una costruzione di legno incrostata di calce e stretta dai lacci d’un vecchio cespo rampicante di rosa castigliana. No, quando uno parla della casa di Danny, parla di uomini che, costituiti in un’unità, largirono filantropia, e conobbero dolcezza, gioia e, infine, mistico dolore. Poiché la casa di Danny fu simile alla Tavola Rotonda, e gli amici di Danny non furono dissimili dai Cavalieri di quella.”

Un invito divertente a non mollare mai.