7 luglio 2017

 

L’ultimo appuntamento della rassegna Off vede in scena Beatrice Vollaro, Lucia Spada e Noemi Dessardo con “Falling Apart”.

 

Le tre ragazze sono una donna sola, unica nel suo genere, si tratta di Cinzia.

Il rapporto di lei con il suo corpo è il sistema di riferimento di questa messa in scena; attraverso il teatro di movimento le tre ragazze giocano con loro stesse e con il loro pubblico si muovono con mosse meccaniche, quotidiane, stressanti e degradanti finché non si accorgono che è proprio il fisico, la carne a cedere.

 

Cinzia perde pezzi, perde le dita, perde le orecchie, perde il naso proprio davanti al medico dalle orrende scarpe che doveva curarla, disperata.

 

Per fortuna è una donna che non si lascia prendere dal panico e dunque con dello scotch cerca di vivere una vita normale, perdendo pezzi qua e là e riaggiustandosi come meglio può.
Certo questo la porta ad un isolamento voluto e necessario, ma quando tutto è “sotto controllo” è un pegno che si può pagare.

 

Inizialmente la conosciamo come donna votata alla medìetas, al riguardo e all’educazione. Mai prendere posizioni, il destino però vede la sua modestia comportarsi come un’ iperbole, mediocritas ad extrema descendo, arrivando agli estremi.

 

Si tratta infatti di una donna che perde pezzi di carne, che cade.
Cinzia è spettatrice della sua caduta, per farlo esplode e si fa tre e queste sei mani e questi sei piedi fanno tutto quello che possono per un ultima volta, prima di frantumarsi, a terra, Cinzia cerca altri con il suo stesso problema, cerca in internet,   cerca nel mondo, il corpo che cade è il corpo che lei usa per vivere, si ingegna, si riattacca, si innamora, ma il pensiero va sempre e comunque a se stessa, l’isteria a cui potrebbe portare questa situazione viene trasformata in comicità. Le tre Cinzie si divertono prima di implodere, la risata isterica di uno zombie ci trascina, l’assurdità ci porta a sorridere, ma quel che Cinzia infine ci svela è che isolati, soli, presi a negare un malessere, ridenti per non piangere, ci ritroveremo tutti a perdere la testa, ecco un livido sotto il collo ecco l’ultimo pezzo di carne che cade, ecco un cadavere.

 

Per alcuni cadavere è un acronimo di caro data vermibus, ma per altri cadavere verrebbe da cadaver, cioè da cadere e significherebbe «cosa caduta », il corpo che cede, falling apart.

Tutte le Cosmicomiche, Italo Calvino

“Esplodere o implodere – disse qfwfq – questo è il problema: se sia più nobile intento espandere nello spazio la propria energia senza freno, o stritolarla in una densa concentrazione interiore e conservarla ingoiandola. Sottrarsi, scomparire; nient’altro; trattenere dentro di sé ogni bagliore, ogni raggio, ogni sfogo e soffocando nel profondo dell’anima i conflitti che l’agitano scompostamente, dar loro pace; occultarsi, cancellarsi: forse risvegliarsi altrove, diverso”

 

Sul palco del Venice Open Stage vediamo una donna con una maschera da sub, il pubblico entra, ci raccontano di lei, di quanto le piaccia nuotare a largo e fare il morto nel mare, di come un pesce, innamorato di lei la segua nei suoi pensieri, con le sue bracciate.
Lei un giorno venne ingoiata dal mare, un’onda la prese, quel pesce le donò la pinna caudale, così lei poté nuotare negli abissi e lui, pesce coi piedi, cercarla e proteggerla, lei era nuova alla vita sottomarina.

 

We were monkeys, compagnia formatasi nel 2012, portò al Venice Open Stage nel 2013 “Falling Apart”, un monologo di una donna sola, piccola, la quale amava forse nuotare e fare il morto a galla, forse un’onda l’ha agitata scompostamente, e forse si è risvegliata altrove, diversa.