6 luglio 2018

 

Avete presente il Decameron? È considerata una delle opere più influenti della letteratura europea, oltre che capostipite della letteratura in prosa in volgare italiano. Narra di un gruppo di giovani, sette ragazze e tre ragazzi, che per sfuggire alla peste nera che imperversava a Firenze si radunano fuori città per dieci giorni e, per ingannare il tempo, si raccontano a turno novelle di taglio umoristico con talvolta riferimenti all’erotismo bucolico del tempo. Qualcosa di simile accade in “Nothing is lost”.

 

Il gruppo è composto non da dieci, ma da tredici giovani. Nessuna epidemia particolare si sta abbattendo su di loro, tuttavia il prologo è eloquente: la civiltà contemporanea è in pericolo, rischia di scomparire, minacciata da nevrosi e patologie da stress, ansia, depressione, angoscia, disperazione. Ogni civiltà, d’altronde, deve seguire il suo corso: nasce, si sviluppa, raggiunge il suo massimo picco per poi avviarsi, inesorabilmente, verso il declino. Ma quali mezzi abbiamo a disposizione per evitarlo, per sperare in un futuro migliore? Il gruppo di giovani cerca di interrogarsi e di riflettere proprio su questo: per sopravvivere in un’epoca in cui ogni ideale vacilla, il capitalismo omologa, il corpo è mercificato, i protagonisti di questa storia scavano a fondo della propria vita e la sbattono, nuda e cruda, in faccia al pubblico.

 

“Nothing is lost” è uno spettacolo che corrode dentro, che non può e che non deve lasciarci indifferenti. È il frutto di una creazione collettiva ad opera degli allievi del terzo anno del Bachelor of Arts in Theatre: tredici pieces individuali, affidate alla regia di Serge Nicolaï e Olivia Corsini, diventano uno spettacolo unico e sapientemente orchestrato. Le storie che i protagonisti raccontano sono frutto di un lavoro autobiografico di scrittura. Il disagio adolescenziale, il senso di vergogna e la profonda timidezza, le violenze sessuali, il rapporto difficile con il proprio corpo, la rottura con la famiglia, le difficoltà relazionali, la paura di andare a scuola, il senso di ribellione nei confronti degli ideali imposti, il bisogno di contatto fisico e la paura di rimanere soli, il senso di abbandono sono le tematiche che caratterizzano lo spettacolo. “Nothing is lost” mette in risalto i mali che affliggono questa civiltà, ma allo stesso tempo cerca di suggerirne i rimedi: l’amore, il rispetto per sé stessi e per gli altri, la comprensione. Forse è vero che nulla è perduto, forse la nostra civiltà può evitare il declino a cui sembra da tempo condannata: basta solo volerlo.

 

L’Accademia di Teatro Dimitri di Verscio (CH)

 

Situato nella meravigliosa campagna delle Terre di Pedemonte, nei pressi di Locarno, il Teatro Dimitri è stato fondato nel 1971 dal Clown Dimitri e da sua moglie Gunda. Per tradizione si dedicava inizialmente all’arte della clownerie, al teatro non verbale e al teatro burlesco. Oggigiorno combina la tradizione delle proprie origini con un’offerta culturale dinamica e al passo coi tempi. Nel 2006 l’Accademia è stata riconosciuta scuola universitaria affiliata alla SUPSI – Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana – e nel tempo ha ampliato considerevolmente la sua offerta formativa.

 

Giacomo Moceri