9 luglio 2018


 

Fin da bambine le donne crescono con il mito dell’amore. Dai programmi televisivi ai cartoni animati, passando per le domande dei parenti – soprattutto delle nonne – la presenza di uomo al proprio fianco viene percepita quasi come una necessità, un bisogno impellente. È quello che accade anche a P.: lei è sempre stata fidanzata, sin dalla tenera età di cinque anni. Ha trascorso la sua vita sempre in coppia, saltando, senza soluzione di continuità, da una storia all’altra. Adesso, finalmente sola, si racconta al pubblico, col quale cerca fin dal primo momento di instaurare un contatto, come se fosse un unicum, un confidente a cui raccontare le ragioni che l’hanno portata a vivere l’amore come una dipendenza ossessiva, fino all’esasperazione. Le fasi della sua vita si susseguono seguendo il filo di una narrazione che si snoda in capitoli: è come se, chiudendo gli occhi, avessimo la sensazione di leggere le pagine di un diario ritrovato all’interno di uno dei cassetti che custodiscono i ricordi di P. e che sono una componente della scenografia, essenziale, minimalista, inequivocabilmente rossa, come l’amore, come la passione, come, ahinoi, il sangue. La scelta del rosso non è casuale – e anzi casca a pennello nella giornata in cui Libera ha lanciato l’iniziativa della “maglietta rossa per fermare l’emorragia di umanità” a cui lo staff del Venice Open Stage ha aderito – dal momento che il tema fondante dello spettacolo è quello della vita di coppia e di tutti quei meccanismi psicologici che stanno alla base delle dinamiche sentimentali, da quelle sensuali e intriganti a quelle più oscure e drammatiche dalle conseguenze, il più delle volte, tragiche.

 

Il lavoro creativo di Paola Giglio, autrice ed interprete del testo, e di Marcella Favilla che ne firma la regia vuole offrire un aiuto concreto a tutte quelle donne che potrebbero ritrovarsi nella condizione di P., burattino nelle mani di F., compagno geloso, manipolatore, presenza negativa. P. pensa di amare e di essere amata, non si rende conto che sta sacrificando la sua vita e le sue passioni per non deludere le aspettative del compagno. Ha cambiato turno al lavoro – fa la barista, lui non vuole che lavori la sera tardi, è meglio servire le colazioni -, ha allontanato le amiche, non si dedica più alla scrittura, non ne ha tempo: quando torna a casa dal lavoro si dedica esclusivamente alla cura della casa. Lui non apprezza nulla, anzi la critica, la offende. Lei una notte sogna di morire tra le sue mani, a seguito di un litigio furioso. È lì che scatta la scintilla, lo spirito di autoconservazione. P. capisce che bisogna interrompere la relazione, prima che sia troppo tardi: cambia casa, cambia indirizzo di posta elettronica, cambia numero di telefono, in poche parole cambia vita. Capisce che quello che credeva fosse amore stava per portarla alla morte. Dopo una vita trascorsa sempre in compagnia di un uomo si ritrova finalmente sola, ma viva. Adesso tutto può succedere – afferma P., prima di raccogliere l’applauso scrosciante del folto pubblico che ha riempito il teatro sotto le stelle di San Sebastiano per il secondo appuntamento della Sezione OFF del Venice Open Stage.

 
Giacomo Moceri